da Omero
una coproduzione Teatro Stabile d’Abruzzo – Teatro Lanciavicchio
Ispirato a ODISSEA di Omero
Testo e Drammaturgia Stefania Evandro
In scena Cristina Cartone, Stefania Evandro, Alberto Santucci, Rita Scognamiglio, Giulia Sucapane, Giacomo Vallozza
Scene e Costumi Scenotecnica Lanciavicchio ‘Ivan Medici’
Soluzioni Tecniche Giancarlo Tozzi
Supporto alla tecnica Mirko Talliussi
Decorazioni abiti in corda Maria Sansoni
Riprese video Paolo Santamaria
Foto di scena Lorenzo Mariani
Musiche Originali Giuseppe Morgante
Regia Stefania Evandro e Antonio Silvagni
Una riscrittura dell’Odissea in forma di narrazione: uomini, donne, dei e eroi emergono dal racconto corale di un gruppo di donne, giovani e anziane, esperte, innocenti oppure vinte dal destino. Sono donne, madri, figlie che aspettano: il ritorno degli uomini dalla guerra, aspettano il momento in cui i figli maschi le abbandoneranno per andare a combattere in terre lontane, aspettano il momento in cui le loro figlie femmine non saranno più solo merce di scambio, strumento di alleanze o trofei di vittoria.
Sono sempre loro a raccontare/impersonare le figure femminili che si stagliano nel poema omerico: Penelope, Circe, Calipso e prima tra tutte Cassandra, profetessa suo malgrado.
Sono voci di donne che tessono la storia di un popolo e le vicende dei ‘ritorni’, gli imprevisti che ostacolano Ulisse e dei suoi compagni, la disfatta di Ilio e le molte peripezie per tornare in patria. Sono sempre le donne che raccontano ‘lui’ Ulisse, l’uomo di ingegno, le sue debolezze, la sua forza e le astuzie. Ma soprattutto scendono in profondità in ciò che nell’opera è spesso taciuto: i sentimenti, le emozioni e le paure dei fragili esseri umani in balìa degli eventi e delle donne in guerra, spesso prede senza voce nel gioco crudele tra dei e eroi.
Le donne si raccontano nella loro capacità di rispondere al dolore costruendo vita, e confidando nella capacità tutta femminile di tessere insieme: i fili dei tessuti, e quelli del fato, insieme all’abilità politica di mediare i contrasti, e conciliare presente e il passato, la forza di volontà e le sfide del destino. Uno spettacolo che, pur rispettando il più classico fra i testi della letteratura mondiale, ne esalta i conflitti profondamente umani attraverso la creazione scenica, e scava nelle umanissime emozioni degli umani e degli dei, mettendo in risalto le fragilità degli uni e degli altri, e le paure, i desideri, le tentazioni benevole o maligne che cambiano la storia di un popolo, o il destino di un individuo. Un testo/ spettacolo che lavora sulle immagini potenti di un mondo arcaico e sulla consapevolezza di quanto storie così lontane dal nostro presente e le figure del mito classico riescano ancora a parlarci attraverso i secoli.
