di e con Giulia Sucapane
Dramaturg Letizia Pia Cartolaro
È l’intera comunità che il sacrificio protegge dalla sua stessa violenza. Negli anni cinquanta, in un paese dell’Abruzzo, una giovane ragazza a capo di un rito propiziatorio per la pioggia nei campi colpiti dalla siccità, chiamata Verginella, venne perseguitata per giorni dai propri compaesani per essere ammazzata. Ciò accadde perché tre giorni dopo l’esecuzione del rito i campi furono completamente distrutti da un nubifragio. Il sacrificio di uno, e in tal caso di una donna, da sempre restaura l’unità sociale, i dissidi interni a una comunità, incanalando la violenza verso una colpevole che, spesso, non ha mezzi di difesa.
Una non-ufficiale caccia alle streghe in cui il corpo della donna viene prima riconosciuto come sacro, attraverso l’elezione della prescelta che invocherà l’acqua, e successivamente viene condannato a morte in quanto causa di disgrazia.
Ed è proprio il corpo di una giovane donna che porta avanti la narrazione, incarnando i suoni, le voci e i corpi di una realtà aspra, resa poetica dalla memoria della ragazza, che distorce i personaggi della sua vita in un incantamento quasi fanciullesco.
