da Ignazio Silone





Rileggere Silone oggi: distillare suggestioni etiche che riportano a un religioso senso del vivere, non ingenuo, anzi profondamente consapevole delle astuzie del secolo. Incontrare le opere di Silone e tornare alle sue parole significa oggi addentrarsi in un Abruzzo inconsueto e sconosciuto ai più, interrogando la storia di una regione attraverso un autore, e scoprendo l’architettura di una terra che si presenta ancora percorsa da contrasti e conflitti, sbiaditi dalla modernità ma non meno efficaci.
La terra d’Abruzzo – rappresentata spesso come landa bucolica di una umanità troppo ingenua per entrare nella storia – ritrova con Silone la forza di affermare la propria esistenza e recuperare un diritto di parola negato dai secoli.
Il personaggio di Celestino V diventa simbolo del coraggio di entrare in quella storia proprio attraverso la negazione, la ribellione e la coerenza. E’ proprio la presunta ingenuità di Pietro Celestino che restituisce un volto a quell’Abruzzo maltrattato, ieri come oggi: il volto comunque sorridente di chi non si lascia sedurre dalle tentazioni del potere. La storia dell’uomo divenuto Papa è delineata da Silone con andamento scarno, privilegiando i contrasti morali e di pensiero, individuali e sociali. Nel quadro delle dispute tra due mondi forse inconciliabili – perno letterario dell’opera – Silone delinea un contorno umano ‘esemplare’, vivo e schietto, fatto di popolo, di uomini e di chiesa, di sogni terreni e di bisogni spirituali, di nefandezza e poesia, di ottusità e di spiritualità, elementi tutti che entrano in gioco nella vicenda umana e religiosa di S. Celestino e accompagnano l’uomo Pietro Angelerio nelle sue scelte, e che diventano quindi il fulcro teatrale dell’opera e della presente messinscena.
Un importante impegno produttivo per l’allestimento de L’avventura di un povero cristiano, un cast di sei attori, musiche originali del Maestro Giuseppe Morgante, un impianto scenografico imponente ma modulare, tale da adattarsi ai diversi spazi teatrali, ma anche a chiese e piazze, e infine costumi che evidenziano il contrasto tra lo sfarzo della chiesa secolare e il voto di povertà dei frati francescani.
Un grande confronto artistico con un autore, Ignazio Silone, così importante per l’Abruzzo e per la nostra storia teatrale regionale: il testo fu pubblicato nel 1968, e portato in scena nel 1969 dal Teatro Stabile d’Abruzzo presso l’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato, con le regia di Valerio Zurlini e le scenografie di Alberto Burri, e protagonista un giovanissimo Giancarlo Giannini.
Un personaggio storico Celestino V, ancora vivo nella sua umanità sia per i credenti che per i non credenti; un testo teatrale complesso e denso – che raramente è stato messo in scena integralmente- che propone con acume e schiettezza feroce interrogativi e problematiche ancora attuali.
in scena Matteo Di Genova, Stefania Evandro, Alberto Santucci, Rita Scognamiglio, Giacomo Valozza, Fabrizio Villacroce
costumi Chiara Curci, Scenotecnica Lanciavicchio
scenografia Scenotecnica ‘Ivan Medici’ Lanciavicchio
musiche Giuseppe Morgante
drammaturgia scenica Antonio Silvagni
regia Antonio Silvagni

