LA TESSITRICE texture experience
di e con Stefania Evandro
tecnica Giancarlo Tozzi
regia Antonio Silvagni
IDEA /CONCEPT
TRIA FATA/ La tessitrice, texture experience
uno spettacolo di parola, suono, azione che si ispira all’arte della tessitura come metafora di
connessioni declinate al femminile.
L’arte del tessere, la tensione dei fili e l’intreccio di trama e ordito sono la matrice generativa della struttura drammaturgica e scenografica.
I fili che compongono il testo sono storie: personali, familiari, oppure distanti nello spazio e nel tempo.
Ogni filo una storia
ogni filo una memoria
storie che che si snodano veloci nell’arco di qualche palmo di metro
memorie che si arrovellano e si intrecciano lottando per non vedere la fine.
IL LUOGO/LA SCENOGRAFIA
Il luogo dell’azione è investito da un intreccio di fili che lega in una concreta dinamica relazionale chi assiste e chi agisce in scena, la dimensione del racconto e il paesaggio visuale dello spettatore.
La creazione drammaturgica diventa anche uno strumento di conoscenza, memoria e interpretazione
poetica del luogo che ospita l’azione: splolette, fili di cotone e lana investono lo spazio e lo trasformano, disegnano traiettorie nell’aria e intrecciano la presenza fisica dello spazio performativo e quello del pubblico. I fili tesi creano relazioni, e rendono visibile e concreto l’intersecarsi dei piani di narrazione.
Tra i fili sospesi tre postazioni, per i tre piani del racconto:
– una postazione ( spazialmente centrale ) è quella della narrazione autobiografica
– una postazione (dietro un telo rigido, ma opaco) racconta il lavoro di 6 giovani matematiche degli anni ’50
– una postazione (diffusa) è lo spazio canzone – poesia in cui riflessioni sul corpo e le mani delle donne emergono
in un crogiolo sonoro e vocale modellato da una loop-station.L’IDEA DRAMMATURGICA
IL RACCONTO/ I TRE FILI/ TRE FIATI
L’ordito – i fili verticali tesi sul telaio – è espanso.
Invade la scena e in parte la platea. La storia e le storie ci si muovono dentro.
La trama- fili orizzontali del tessuto che si accavallano sull’ordito – è fatta di storie.
PRIMO FILO / AUTOBIOGRAFIA Prima linea di racconto è quella autobiografica: il racconto annoda esperienze familiari dell’autrice intorno alla pratica della tessitura e del cucito: una madre e una macchina da maglieria, una nonna e una macchina da cucire. Racconti d’infanzia sulla capacità femminile di creare. L’atto del creare con le mani come riscatto dalle ristrettezze economiche, come fuga nell’immaginazione, come atto evolutivo nella padronanza di sé, e anche come pratica di accudimento familiare. Sprazzi di memoria che illuminano la narrazione contemporanea intorno alle abilità / disabilità femminili.
SECONDO FILO / LE STORIE E IL MITO Il secondo filo segue la storia dei primi computer a partire dal meccanismo inventato da J.M. Jacquard per il telaio automatizzato con schede perforate. Si segue soprattutto la storia delle 6 donne matematiche che hanno programmato il primo computer moderno al mondo, l’ENIAC. Per decenni dimenticate, sono state le prime programmatrici la mondo: le prime a ammaestrare il mostro/macchina, educarlo, e insegnargli come lavorare.
TERZO FILO / IL CORPO DELLE DONNE Il terzo filo si dipana attraverso flash vocali e sonori che hanno come tema il corpo e le mani delle donne nel quotidiano contemporaneo, con piccoli affondi nei miti classici che raccontano del rapporto della donna con la pratica della tessitura, dell’utilizzo del filo come strumento quotidiano o metafora di un modo di stare al mondo.
Il terzo è anche il filo che porta a oggi: un mondo di reti e cavi per il trasporto dati che avviluppano il pianeta, e la tecnologia che sopravanza molte delle facoltà umane. A questo punto…che cosa ancora significa ‘creare’?
Nel Foro di Roma c’erano tre statue: tre Parche, tre divinità oracolari, tre fatae
che predicevano, scrivevano e regolavano il corso della vita.
Alle TRIA FATA ci si rivolgeva per conoscere il destino, il fato, ‘ciò che è stato detto’.
E la parola, detta o cantata che sia
è sempre presente quando una donna è al telaio.
