La più antica delle fiabe diventa occasione di riscrittura in chiave interrogativa di un binomio classico del mondo della narrazione per l’infanzia, e dell’indagine filosofica: verità/apparenza e i pregiudizi ad esso collegato. 


La casa di Cenerentola – ora regno della Matrigna – diventa l’arena di combattimento tra i diversi punti di vista sulla realtà vissuta dai personaggi, e tra gli opposti ruoli da essi giocati: quello della servetta che si sente buona (e così sembra), quello della matrigna (che maligna appare) e l’altro giocato dalle sorellastre (grottesche icone dell’ “essere o sentirsi brutta”).

La struttura drammaturgica cerca di stimolare interrogativi rispetto ai pregiudizi che istintivamente nascono dalla lettura abituale della fiaba: la bellezza deve essere sempre premiata? La bellezza significa anche bontà? La bellezza è solo avere un bel viso o può derivare anche da elementi interiori dell’essere umano?

Il parteggiare istintivo dei bambini per il personaggio percepito come più buono- anche se non sempre portatore di ‘buone’ azioni – diventa elemento vitale dello spettacolo nel disvelamento di una verità ulteriore che si nasconde dietro le apparenze e i costumi dei personaggi, e dietro il ruolo imposto ad essi dalla fiaba; e man mano spunta tra i rami il dubbio che per essere buoni e meritare un destino diverso non basta solo essere belli, apparire tali o avere il piede della misura giusta.

Lo specchio che è in scena diventa simbolo quindi della riflessione intesa nel duplice senso: reale e fisico -guardare la propria immagine e quella degli altri in quanto pura apparenza- e la riflessione intorno al proprio modo di essere e vivere.
Pur centrando l’attenzione su temi profondi e complessi, lo spettacolo racconta la storia di Cenerentola, la Matrigna e le Sorellastre con un linguaggio allegro e divertente.

foto colorate cen

Cenerentola e lo specchio filosofavola noir 

con
Stefania Evandro
Armando Rotilio
Alberto Santucci
Rita Scognamiglio
scenografie Ivan Medici/Scenotecnica Lanciavicchio 
oggettistica Scenotecnica Lanciavicchio
animazione grafica Viola Di Pietro
fotografia Paolo Porto e Fabio Di Evangelista
disegno luci Antonio Silvagni

 

drammaturgia e regia
Stefania Evandro
 

Cenerentola e lo specchio intende approfondire il rapporto tra teatro e filosofia già avviato dal Teatro Lanciavicchio in precedenti esperienze teatrali, realizzate a partire da tematiche filosofiche come stimolo per la riflessione e l’emozione.

Cenerentola e lo specchio si propone come spettacolo e momento di integrazione di questioni filosofiche per bambini, narrazione autobiografica, stimolo per la creatività e la riflessione, il tutto condotto e scandito attraverso lo strumento della comunicazione e la relazione teatrale.
Cenerentola e lo specchio è uno spettacolo sul  tema della trasformazione: la trasformazione del corpo, la trasformazione della parola e la trasformazione degli oggetti e della materia a partire dalla favola di Cenerentola. La drammaturgia è stata realizzata col fine di scardinare i luoghi comuni che la favola racconta e tramanda, le categorie di giudizio che implicitamente esprime e le grandi metafore di trasformazione che in essa sono racchiuse.
Cenerentola e lo specchio intende infatti stimolare negli spettatori una riflessione profonda sul tema dell’identità, della trasformazione di sé e del mondo, i sogni di realizzazione di sé nella vita e nel lavoro; uno spettacolo a più linguaggi e livelli di lettura, ma di forte e semplice impatto, che indaga intorno al tema identità/giudizio.
Cenerentola e lo specchio  integra la metodologia di indagine della filosofia per ragazzi con la dimensione spettacolare, per stimolare nei giovanissimi la consapevolezza dei processi cognitivi e di interpretazione della realtà, utilizzando come punto di partenza la finzione narrativa e lo stimolo alla narrazione autobiografica.